Un prodotto molto versatile

Per parecchi secoli la possibilità di utilizzi molteplici ha rappresentato la caratteristica più apprezzata dello zafferano. Fino a tutto il ‘500 il croco veniva impiegato nella tintura della lana e dei tessuti grezzi. Le operazioni erano rigidamente regolamentate e i “pannaiuoli” o “lanaioli” dovevano sottostare a precise disposizioni e il Comune ne sorvegliava strettamente l’attività.
Un’altra forma di impiego alquanto diffusa era nella medicina. I documenti della Spezieria di S. Fina ci illustrano come lo zafferano fosse un componente importante nella farmacopea dei secoli XIV-XVII Particolare curiosità suscita l’antica ricetta di un elisir vite fine, rinvenuta in una scatola del 1631, che era stata sigillata proprio per sottolineare la preziosità del suo contenuto.
Né va dimenticato l’utilizzo dello zafferano anche nella pittura. I dipinti della scuola senese e fiorentina, ma non solo questi, ne sono una grandissima testimonianza.
Lo zafferano era molto ricercato come condimento, non solo per il suo aroma e sapore ma anche per il suo colore, che contribuiva a rendere appetibili i cibi.
Il documento più antico di San Gimignano sull’uso dello zafferano in cucina è una delibera del Consiglio della Comunità del 1228 con la quale si autorizza il rimborso delle spese di missione sostenute dal Podestà Gregorio. Apprendiamo così che gli interessati avevano pranzato cum uno chapone, una ghallina et quatuor fercolis carnium porchi et in ovis et pipere et croco.